martedì 29 marzo 2016

flordart l'arte di creare natura




Con il patrocinio del Comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna,



28 e 29 maggio 2016

in vicolo Bolognetti 2, Quartiere San Vitale - Bologna




    Flordart - l'arte di creare natura



mostra- mercato dedicata ai produttori di piante rare e specie ricercate anche antiche, vitigni autoctoni e produttori di vino naturale.
in collaborazione con YouNet :


FLORDART cartolina retroDurante la due giorni si alterneranno presentazioni di libri, degustazioni* e anche concerti*:

PROGRAMMA

SU RICHIESTA
Chicchibio Wine&Design tour
Un percorso tra cultura, design ed enogastronomia alla scoperta delle eccellenze di Bologna. Al termine degustazione di vini in Vicolo Bolognetti.
Quota di partecipazione per persona: € 35,00 – valida per minimo 6 persone
Prenotazione obbligatoria - contattare: Bologna Welcome – tel. 0516583111 –
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Nell' ambito della manifestazione Flordart in  Sala Silentium verranno realizzati gli eventi culturali, a cura della enogastroprofumiera Daniela Corrente, un luogo di dibattiti e d idee in cui i protagonisti del mondo orticolo, vivaistico,  viticultori naturali ,  esperti di food si sfidano sui temi più curiosi legati al mondo contemporaneo e anticipando tendenze future.
SABATO 28 MAGGIO

ore 16.30 -  Il Dott. Sergio Guidi terrà una conferenza da titolo "La rete dei frutteti della biodiversità in Emilia-Romagna" , unico esempio in Italia.
ore 18.30 Sesso , droghe e macaron del Roberta Deiana, presentazione del libro.


DOMENICA 29 MAGGIO 2016

ore 11.00 La  CARTA D 'INTENTI DEL VINO NATURALE ITALIANO tavola rotonda con Flavio Cantelli e Giovanni Batacchi


ore 15.30 - I bei luoghi dell'Italia nascosta di  Claudio Venturelli, edizione Historica
emozionalmente ispirato al film di  Matteo Garrone Il racconto dei racconti

ore 16.30 Presentazione del libro "Come ti cucino un'emozione" di Elisabetta Boninsegna., edito da Historica
ore 18.00 - 00 Concerto Synusonde*
il progetto di piano ed elettronica dei maestri Paolo Bragaglia e Matteo Ramon Arevalos




la manifestazione verrà ripetuta il 30 settembre 1,2 ottobre ad Alcatraz in Umbria.


*prenotazione obbligatoria


info&preno flordartcesena@gmail.com
facebook: Flordart
Hastag #flordart
cell. 329 5948879.

lunedì 18 gennaio 2016

sulla xilella

 L’inchiesta di Presa Diretta su xylella, trasmessa nella sera di domenica 17 gennaio, aveva generato molto rumore già prima di andare in onda: gli schieramenti contrapposti, ovvero coloro che pensano che gli abbattimenti degli ulivi per fermare xylella siano inutili a prescindere contro chi pensa che siano al momento l’unica carta che abbiamo in mano, in attesa di avere più risposte dalla scienza, avevano già cominciato ad affilare le armi sui social network da diversi giorni. Molto rumore per nulla. L’inchiesta diPresa Diretta si è rivelata in realtà un pezzo di giornalismo tiepidopiuttosto di parte.
L’apertura con le lacrime della signora Pezzuto, a cui hanno abbattuto degli olivi lo scorso aprile, rientra nello schema a cui ci ha abituato un certo giornalismo che punta verso l’emotività del pubblico, piuttosto che verso la valutazione dei fatti. “Secondo lei un albero di 3-400 anni può valere 150 euro?”, chiede la signora tra le lacrime a Peppe Laganà. Non è chiaro se un indennizzo superiore avrebbe compensato meglio l’età dell’albero e prevenuto l’emozione.
Il servizio in apertura ci da altre due informazioni: che la Puglia è la regione con più ulivi al mondo (60 milioni, di cui 11 milioni nel Salento) e che, per via del batterio Xylella, il piano di emergenza del commissario straordinario Giuseppe Silletti pianificava di abbattere 3.103 alberi di olivo. Non ci viene detto che questo ammonta allo 0,03% degli olivi salentini, una goccia in una monocoltura di dimensioni oceaniche. Certo, non è un bello spettacolo vedere un campo dove decine o centinaia di alberi sono da poco stati tagliati. Ma, visti i rischi posti da xylella e da tutti gli altri patogeni dell’olivo che infestano il territorio, differenziare e spezzare il regime di monocoltura e abbandono potrebbe essere un’idea da prendere al volo, specie se ci fossero fondi per promuovere la diversificazione e la biodiversità.
Dai media ( Presa diretta) ci viene invece mostrata una croce dove prima c’era un olivo, e larabbia degli agricoltori che, nonostante i loro alberi siano risultati infetti al test per xylella, insistono che non ci sono evidenze che questo batterio faccia seccare gli olivi. Dicono, però, che i loro alberi sono poco accuditinon potati, compromessi da altrepatologie e sottoposti a stress ambientali. Poco di cui essere orgogliosi, a dire la verità, per gente che ama così tanto I propri alberi da vegliarli. Perché non accudirli meglio?
(foto: Ap/LaPresse)
(foto: Ap/LaPresse)
Quello che risulta poco chiaro dall’inchiesta, non evidenziato neanche dalle interviste a Silletti o ai ricercatori di Bari è che XXylella fastidiosa è un patogeno a largo spettro, attacca numerosi ospiti, non solo gli olivi. Fermarlo, oltre che un dovere legale, perché è un microrganismo da quarantena, è necessario anche per proteggere eventuali altre colture come mandorli e ciliegi.
Si tratta dell’applicazione di un principio di precauzione, lo stesso che ci fa diffidare degli ogm, o che ci impone di vaccinarci anche per malattie oggi rare come la poliomielite. Certo, non c’è nulla che garantisca il blocco dell’espansione dell’areale del patogeno, come sottolinea il professor Boscia, come non c’è garanzia che un chemioterapico funzionerà, ma rallentare la diffusione in attesa di trovare un rimedio, o di imparare a convivere con una ennesima malattia dell’olivo, e neanche la peggiore, è tutto quello che al momento avremmo potuto fare, e che si fa per altre specie alloctone che invadono un nuovo territorio. Ma Boscia dice anche una cosa importante, che probabilmente pochi hanno notato: ci sono varietà resistenti, come il Leccino, e tutta una serie di altre colture. Forse una convivenza, tutto sommato, è possibile, se si spezza il regime di monocoltura che facilita il contagio.
Ma l’ordinanza di sequestro da parte della Procura di Lecce ha cambiato improvvisamente lo scenario, bloccando i tagli. Nell’ordinanza pero’ c’è dell’altro, ci sarebbero nuove evidenze scientifiche, secondo cui, come ribadisce il procuratore Cataldo Motta nell’inchiesta di Presa Diretta, il batterio è presente da molto tempo, tanto da mutare, e ci sarebbero indizi di ben nove ceppi, tutti frutto di mutazioni locali.
Un tasso di mutazione degno di Chernobyl, calcolando una generazione al giorno del batterio, per tutto l’anno, anche nei periodi invernali. Se la magistratura ha in mano evidenze scientifiche in tal senso, altre voci autorevoli chiedono che siano messe a disposizione della comunità scientifica. E magari anche della Comunità europea, che Motta ritiene sia stata tratta in errore: “I dati in possesso dell’Europa non sono quelli che noi abbiamo riavato coi consulenti”. Nello stesso tempo, secondo Motta gli scienziati indagati dalla procura avrebbero “mancato di umiltà, non c’è stato confronto di idee o sul piano scientifico”. Speriamo che prima o poi questo confronto scientifico inizi, e che parta dalla Procura.
Quel che è certo è che non ci sono cure per xylella: nonostante siano in corso sperimentazioni, e che la comunità europea stia stanziando fondi, purtroppo non c’è per ora nulla da offrire agli olivicoltori. Tutto quello che si può fare è ridurre lo stress ambientale cercando di rendere il suolo più ricco di sostanza organica (al momento il Salento è in condizioni quasi desertiche, dal punto di vista della fertilita). Pochi del resto sanno che nel piano detto “Silletti bis” erano sconsigliati gli erbicidi perché non garantiscono l’uccisione delle forme giovanili del vettore, la cicalina, mentre sono altamente consigliate arature ed erpicature, che fanno anche bene al suolo. Peccato non averlo lasciato dire a Silletti stesso nel corso dell’intervista, di solito accusato di voler promuovere l’uso di fitofarmaci.
La seconda, più breve, parte dell’inchiesta è dedicata alla difesa degli scienziati, come in un processo. Giampaolo Accotto, direttore dell’Istituto per la produzione sostenibile del Cnr, sottolinea che il blocco dei tagli da parte della procura di Lecce ha fatto un favore a xylella, come il nuovo, probabile focolaio di Avetrana, in provincia di Taranto, sembrerebbe dimostrare. È possibile, dice anche Accatto, che xylella non sia l’unica causa del disseccamento degli olivi, così come non si muore direttamente di Aids ma di infezioni secondarie. Ricorda, inoltre, che le decisioni per la gestione di xylella sono politiche, e che quella di tagliare non è stata unadecisione degli scienziati.
Ma la comunità scientifica deve sapere. In chiusura, Riccardo Iacona ricorda l’appello di chi, come Wired, sta cercando di portare avanti chiarezza sulla vicenda xylella. Si tratta della lettera aperta del direttore de Le Scienze Marco Cattaneo e di Beatrice Mautino, co-autrice di Contro Natura, che chiedono che sia reso pubblico ilcontenuto scientifico delle indagini dei periti e che i ricercatori possano avere accesso alle piante infette sequestrate dalla magistratura, perché c’è in gioco l’olivicoltura del Mediterraneo. Una conclusione sicuramente sensata.
( tratto da Wired)

domenica 20 dicembre 2015

Modifica sul programma

Informiamo che,  a causa di problemi di elettricità, l'evento di oggi 20 dicembre che doveva tenersi nel Quadriportico e' stato annullato.

Il festival prosegue regolarmente in Sala Silentium con le presentazione di libro e conferenze e nel Corridoio con l'esposizione di Roberto Pagnani.

Scusate il disguido.










festival della Biodiversita


giovedì 17 dicembre 2015

che cos'e' la biodiversita



 

martedì 15 dicembre 2015

Azienda Agricola Lodi Rizzini: miele

"Sono Dennis Lodi Rizzini ho rilevato l'Azienda Agricola a vocazione viticola da mio padre Ermes, nel 1998.
Mio padre conduceva per hobby anche alcune famiglie di api; da qui io ho sviluppato la mia azienda che ora è prevalentemente apistica.
La presenza e l'esperienza di mio padre è significativa per la conduzione.
Ho degli apiari in Lunigiana per la produzione di miele di Castagno e Acacia, a Zocca per la produzione di Acacia, Castagno e Millefiori, a Novi di Modena, Carpi e Rio Saliceto per la produzione di Tiglio, Girasole, Millefiori e Pappa Reale."




Sara' presente al mercato biodiverso chicchibio il 19 e 20 dicembre con :  miele, propoli, polline, pappa reale, mosto d'uva crudo e cotto, sughi d'uva, mele.

Agricola Lodi Rizzini
Indirizzo Via Don Minzoni, 11
Cap 41016, Novi di Modena
Telefono 348-2548849

Mail azagricolalodirizzini@hotmail.it






19 e 20 dicembre 2015
vicolo bolognetti, 2 Bologna 

Guida Eco-Bio Bologna

Durante il festival della biodiversità Chicchibio Antiche Piante potrai ritirare gratuitamente la


Guida ai negozi e locali Eco-Bio di Bologna

In città la guida può essere ritirata gratuitamente allo IAT di Piazza Maggiore o nei negozi aderenti:
Accademia Italiana Shiatsu Do – Alchemilla Bio – A Putìa – Bottega della Canapa – Cento3cento Veg – Centro Natura – ChimicaZero – Estravagario – Fram Bistrot – Harmonia Bio – Iaçaì Bellezza Bio – La Bioprofumeria – La Bottega di Silvia – La Curanderìa – L’Angolo del Biologico – Mondo di Eutèpia – Natura Sì Supermercati – Natura Sì Cucina Biologica – Nooi Eco&Bio – Nugareto – Spicchiricchi – Stefino Bio – Thymiama bioprofumeria – Tommesani – Zenzero Bistrot
Trova tutti gli indirizzi e scarica la guida da www.ecobio.bo.it





19 e 20 dicembre
vicolo bolognetti, 2 Bologna

lunedì 14 dicembre 2015

RIMASUGLI - BOLOGNA SBOCCIA SUI MURI presentazione libro

Una raccolta fotografica, nata dalla curiosità e dall'osservazione dei muri della Bologna dove Leonardo Vicari, giornalista, è nato e cresciuto. Prima una pagina su facebook, Rimasugli, poi un libro: i muri di una città sono pieni di scritte, di voci, di pareri, di punti di vista, di amori perduti, trovati, persi di nuovo, di vittorie, fallimenti, di denuncia e di speranza. 







Se vengono ascoltati, i muri raccontano moltissimo.
Non è certo uno strumento per incentivare una pratica di scarso decoro urbano: è solo l'osservazione di un volto e l'ascolto di un'esigenza, è un canale comunicativo.
Perché ci colpisce quella scritta piuttosto che quell'altra? Perché mentre camminiamo sotto i portici ci cade l'occhio su quelle parole, e ci colpisce al cuore?
I muri di Bologna hanno una voce personale e collettiva, quello “sbocciare” universale, dove non conta chi scrive, conta chi legge, dove non conta l'intento, conta il risultato.
Dove l'impeto di una trasgressione di qualcuno può essere frutto di riflessione per qualcun altro.
Un libro di immagini suddivise in bolognesissime categorie, ad esempio GnolePolleggioPippeSfregoleMalippi, un modo di raccontare questa Bologna, mentre “sboccia”, imperterrita, anche sui muri.
Leonardo Vicari, 36 anni, giornalista, è nato a Bologna e già che c’era ne ha approfittato per viverci e viverla. Dall’ottobre 2011 ha il vizio di fotografare le storie raccontate, urlate, tatuate sulle pareti della città.
Visualizzazione di cop. VICARI_Rimasugli.jpg
Visualizzazione di cop. VICARI_Rimasugli.jpg
20 dicembre ore18.30
vicolo Bolognetti, 2 Bologna

domenica 13 dicembre 2015

Pane e Mulini Anna-Maria Guccini




“La lunghissima ed affascinante storia del mulino, universale collegamento ideale tra il I secolo a.C. e il terzo millennio, si sviluppa lungo i secoli, ci parla dell'ingegno umano, delle città e delle campagne, dell'economia e delle guerre, della vita di ogni giorno e della collaborazione tra uomini e animali. Una storia dove anche il più piccolo e isolato mulino sui rilievi dell'Appennino diventa simbolo e scrigno di una storia universalmente condivisa.”


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19 dicembre ore 17.00
vicolo Bolognetti, 2 Bologna #chapb15

venerdì 11 dicembre 2015

Storia di antiche varietà fruttifere: Il naturalismo nella pittura dei Carracci




domenica 20 dicembre 
ore 11.00 - Storia di antiche varietà fruttifere:


 Il naturalismo nella pittura dei Carracci 



  Claudio Buscaroli. del CRPV



( centro ricerca produzioni vegetali )



CRPV è una società cooperativa che promuove ricerca, sperimentazione e divulgazione nel comparto delle produzioni vegetali. Operando a diretto contatto con le maggiori realtà del settore agro-alimentare, riesce a calibrare i progetti, mettere a punto le innovazioni e sviluppare gli studi su misura delle esigenze degli operatori, in un’ottica di sicurezza alimentare e valorizzazione delle produzioni.


Esposizione pomologica 

Degustazione di frutti antichi



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Negli ultimi tempi è andata maturando, nel Paese, la coscienza del valore della biodiversità, sia per arrestare, nei limiti del possibile, l’erosione genetica di molte specie vegetali e animali (con pregiudizio degli equilibri biologici dell’agroecosistema, già messo a dura prova dalle monocolture agricole e dalla stessa frutticoltura intensiva), sia per cercare di recuperare il lavoro identitario, territoriale, dato dalle antiche produzioni, specialmente frutti-viticole. 
Questo fronte viene pubblicamente supportato già da un decennio dalle direttive europee, tradotte poi in normative nazionali, da cui sono derivati, fra l’altro, gli interventi legislativi regionali che hanno messo a disposizione fondi per gli stessi imprenditori agricoli che hanno mantenuto in essere in azienda o rimesso in coltura vecchie varietà, purché corrispondenti a taluni requisiti (per es. l’accertamento dello stato sanitario).

 È richiesta l’esenzione da tre particolari virosi: PPV, PDV e PNRV, ma una recente normativa dell’EmiliaRomagna consente una deroga per le varietà di gemoplasma a rischio di estinzione.

 L’istituzione poi dei mercati contadini, i cosiddetti “farmer market”, e conseguente incentivazione del consumo di prodotti agricoli locali, di antica tradizione, ha accentuato anche nei consumatori il desiderio di conoscere i sapori e i gusti del passato, a cominciare dalla frutta.

 Recupero di vecchie varietà in Emilia-Romagna 

L’Emilia-Romagna è una delle Regioni che più ha cercato di muoversi in questa direzione, con alcuni interventi ed anche nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale non mancano indicazioni a favore della tutele della “biodiversità”, intesa anche nel senso di ripristino di antiche colture, i cui prodotti si possano discostare, anche molto, dagli standard qualitativi imposti dalle odierne tendenze del mercato. 

La Regione Emilia-Romagna
 iniziò qualche anno fa la costituzione exnovo di un “repertorio” delle vecchie varietà autoctone più significative, appartenenti alla tradizione colturale di un passato abbastanza recente. Poi ha riconosciuto una serie di strutture di conservazione, pubbliche e private, che detengono collezioni varietali exsitu delle varie specie (rari i casi della protezione di varietà in situ, ormai tutte scomparse): solo gli “amatori” hanno tentato di far sopravvivere alberi, qua e là, quale testimonianza del passato o per conservare, in famiglia, la memoria di un sapere storico.


Riscoperta di antiche pesche bianche della tradizione romagnola

Sapori e aromi dimenticati, tradizioni colturali e anche un po’ di nostalgia nei progetti di reintroduzione delle migliori varietà del germoplasma autoctono della peschicoltura romagnola. Tentativi lodevoli, spesso riusciti, per non disperdere valori culturali e alimentari e dare ai consumatori più attenti gusti indimenticabili.




BELLA DI CESENA


Da un esame dettagliato delle varietà reperibili nelle principali collezioni, risulta evidente un ventaglio di una cinquantina di varietà di pesche, tutte peraltro già descritte o illustrate in monografie o pubblicazioni (es. Branzanti e Sansavini, 1965; Bassi, Sansavini et al. 1980, Buscaroli et al. 2014) fra cui, basilari, appaiono anche gli Atti dei ventisette convegni peschicoli che si sono svolti in Romagna tra il 1955 e il 2014; questi volumi raccontano efficacemente l’evoluzione della produzione peschicola, regionale e nazionale, anche sul piano del rinnovo varietale (cfr. Atti XXV Convegno Peschicolo, Faenza, 2004). Rinnovo che, a partire dagli anni ’60, è stato sempre molto rapido e che ha visto soccombere totalmente tante varietà, per lo più locali, selezionate casualmente dai coltivatori e comunque non derivate da programmi di “breeding” condotti ufficialmente da istituzioni pubbliche a ciò preposte. Erano varietà un tempo imperanti nei mercati cittadini, che partivano in ferrovia da Ravenna o da Imola per altri mercati italiani e talvolta alimentavano anche canali di esportazione verso Germania e Austria (es. Bella di Cesena e Sant’Anna Balducci). Crediamo pertanto utile per i lettori sottoporre loro la riproposizione di alcune di queste varietà, a polpa bianca, oggi tutte al di fuori degli elenchi ufficiali consigliati ai produttori, per far conoscere anzitutto alcune loro caratteristiche che si sono perse, molto distintive rispetto alle pesche e nettarine di oggi, soprattutto di quelle a pasta bianca, ma poi per stimolare la riproposizione anche soltanto simbolica. Sono pesche facilmente riconoscibili per l’aspetto poco attraente, a cominciare dalla scarsa colorazione della buccia (piuttosto verdastra, anche a maturazione), di forme a simmetria talvolta irregolare, ma relativamente grosse e sensualmente armoniche, piuttosto tomentose (le linee di lavorazione dovevano essere provviste di spazzolatrici), con polpa poco soda, spesso deliquescente a piena maturazione, ma provviste di requisiti organolettici difficilmente ritrovabili nelle pesche attuali: profumo, aroma, sapore, retrogusto forte, talvolta asprigno, anche un po’ tannico e non soltanto dolce-acidulo); molte erano le sostanze volatili, proprie delle pesche raccolte quasi sempre mature e non in anticipo come si fa oggi. Alcune erano anche dotate di resistenza a patogeni (es. agente della bolla e del cancro rameale. Pensiamo dunque che la riscoperta di queste antiche varietà abbia una sua prima giustificazione nella necessità di conoscerle e confrontarle con le pesche attuali. Questa esperienza, in secondo luogo, potrebbe aprire qualche spiraglio ad un timido e prudente tentativo di coltivazione per una nicchia di mercati locali; mercati, peraltro, già alimentati in qualche raro caso da piccoli quantitativi di vecchie varietà prodotte da amatori tradizionali e non dalle OP che inseguono i mercati; una loro mini-diffusione controllata su limitata scala territoriale, da parte di qualche gruppo consortile che avesse la possibilità di collocarle anche su qualche piazza nazionale, non sarebbe male. In ogni caso si tratterebbe di un piccolo contributo alla difesa della biodiversità che contrasterebbe la crescente erosione genetica dell’antico patrimonio arboree di specie da frutto.

( da Frutticultura n.7/8 - 2015)

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Il recupero e caratterizzazione di antiche varietà di pero

nell'ambito di un progetto finanziato dal Psr 2007 - 2014 sono stati censiti numerosi genotipi autoctoni in vista di un rilancio produttivo e commerciale.

file:///C:/Users/daniela/Downloads/Recupero%20vecchie%20cv%20pero.1.pdf

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Alla riscoperta dei valori dei frutti dimenticati 

La maggio parte dei frutti presenti in Emilia Romagna non sono autoctone ma coltivate da diversi millenni.

file:///C:/Users/daniela/Downloads/riscoperta%20frutti%20antichi.pdf




20 dicembre ore 11

mercoledì 9 dicembre 2015

Il Girovago, storie di culture biodiverse

Presentazione Il Girovago (Ed. Nuova S1) con Lorenzo Cimmino, responsabile e curatore del progetto. 
Durante l’incontro verranno illustrate le pubblicazioni della collana e il blog ufficiale www.ilgirovago.com, attraverso la proiezione di video, fumetti e fotografie. La mission del Girovago è di esplorare il tema del viaggio, inteso come incontro, scambio e condivisione, alla continua ricerca di nuovi punti di vista.
Il Girovago ha all'attivo quattro pubblicazioni: 

- Teatro in Viaggio - Lungo la rotta dei migranti di Pietro Floridia, 





- Il mio viaggio fino a te - Storie di migranti a Bologna a cura di Expris Comics e Ass. Sopra I Ponti,

- Come il Titanic - Diario a fumetti di un affondamento di Expris Comics e Femministe - 

- Una storia di oggi di Antonella Selva.

 Inoltre sul blog, ogni settimana, si raccolgono racconti di viaggio, attraverso fotografie, brevi testi e fumetti. Chiunque può contribuire: il sito del Girovago è un contenitore aperto, la necessità è quella di cercare nuove prospettive, di sfuggire ai luoghi comuni, grazie al confronto e allo scambio con l'altro.

LINK UTILI




Femministe - Una storia di oggi: http://www.nuovas1.it/it/prodotto/antonella-selva-femministe/





 20 dicembre ore 16.00
 vicolo bolognetti, 2 


lunedì 7 dicembre 2015

biodiversità un problema mondiale

Nella seconda metà del secolo scorso la conservazione della biodiversità si era focalizzata principalmente sulla tutela delle singole specie minacciate.






Ma negli anni novanta, con il progresso delle conoscenze scientifiche, si sono potute capire un pò meglio le complesse interconnessioni tra i diversi esseri viventi ed il loro ambiente.

Con questa impostazione si è tenuto a Rio de Janeiro, 
nel 1992 il summit mondiale su Ambiente e Sviluppo che ha introdotto una pietra miliare, 
la Convenzione sulla Diversità Biologica,
 meglio nota come Convenzione di Rio.

Dopo Rio è stata convocata una lunga serie di summit, conferenze, vertici internazionali e si è ammassata una quantità di
 disposizioni normative, dichiarazioni, protocolli, raccomandazioni, appelli, programmi, campagne, non ultima quella di questi giorni a Parigi.

Anche se il loro successo operativo in molti casi è dubbio, 
tutto questo fermento ha contribuito a far crescere nell'opinione pubblica
 la consapevolezza della gravità dei problemi, 
a imprimere nuovo impulso alla ricerca 
 e a promuovere la messa a punto 
di soluzioni tecnologiche alternative.

Qualche risposta concreta nel nostro continente  si fa lentamente strada,
 ad esempio con la costituzione della 


rete europea biodiversità 
" NATURA 2000"


MA IL CAMMINO E' ANCORA LUNGO ....







CHICCHIBIO
#CHAPB15

sabato 5 dicembre 2015

Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici



sara' presente sabato 19 dicembre alle

ore 17.00 - Dal grano al pane, l’affascinante  percorso  di un granello di frumento che non muore mai ! 



 Gabriele Setti ,  presidente dell’Associazione  Italiana Amici Dei Mulini Storici e Rosanna Pasi referente regionale AIAMS e presidente associazione Mulino Scodellino

... dal granello di grano citato nei Vangeli che se cadendo a terra non muore non porterà frutto, alla forma del pane "quotidiano" andando a definire come, nelle varie fasi di trasformazione subite dal granello, non venga mai a meno la sua capacità  di rigenerarsi a vita nuova.
Il mulino, nella sua costruzione e nomenclatura si rifà  agli apparati sessuale uomo – donna e a quest’ultima compete quella straordinaria capacità di rendere ancora vivo sotto forma di lieviti quel granello di grano che  trasformato in farina potrà, con le abili mani dell’uomo, trasformarsi in pane.
si è costituita nel 2011 ed è la prima organizzazione di questo tipo a livello nazionale. 


È una Associazione culturale senza fini di lucro ed ha per scopo la valorizzazione degli antichi mulini italiani,




incoraggiando e sostenendo conferenze, seminari, mostre, pubblicazione di testi, saggi e articoli.
Intende riunire studiosi ed amici della cultura molitoria e quanti vogliono dare il loro apporto a questa causa e collaborare al censimento e catalogazione dei mulini esistenti.
Si propone infine di incentivare la creazione di cantieri di restauro, ristrutturazione e mantenimento dei mulini; di incoraggiare la nascita di altre Associazioni locali o regionali e di creare collegamenti con quelle esistenti in altri paesi.
L'Associazione è aperta a suggerimenti, sollecitazioni e collaborazioni di soci e simpatizzanti.





sabato 19 dicembre dalle ore 17 
Sala Silentium
vicolo Bolognetti Bologna

sabato 28 novembre 2015

Roberto Pagnani - Fragments of landscape - Mostra

Le pitture di Roberto Pagnani sono ispirate agli orizzonti marini dove del mare si intuisce la presenza anche senza vederlo direttamente e quasi se ne percepiscono i profumi ed il respiro della risacca ... il paesaggio ritorna libero, grazie all'assenza dell’uomo, per raccontare una nuova “Natura” sussurrata in frammenti lirici di luce… 






  Fragments of landscape


    esposizione

  

    19  e  20 dicembre 




h 10 - 23


     presso Chicchibio Antiche Piante 

 vicolo Bolognetti, 2 




















Roberto Pagnani è nato a Bologna e vive a Ravenna, città in cui svolge la sua attività di artista. Si è formato in un contesto familiare dedito al mondo dell’arte da più generazioni ed è stato a contatto diretto con opere dei maggiori protagonisti dell’ambiente culturale informale europeo. Espone in numerose manifestazioni e mostre fra cui ricordiamo New York – I.10, Onishi Gallery di New York, 2007;  Dievas_Dio, Amber Gallery Museum di Nida (Lituania), 2008; Casadicose, Nobodaddy 2008/9, Teatro Rasi di Ravenna, 2009; Parole&Onde, Il Vicolo, Galleria d’Arte Contemporanea di Cesena, 2010;  Rotte, Autorità Portuale di Ravenna, 2011; Café Promenade, Ionian Lapsus Festival, Katelios (Grecia), 2011; Flotte, Gallery Copenhagen di Copenhagen (Danimarca), 2012; Astrazioni, Galleria Ninapì di Ravenna, 2012; Fino alle Colonne d’Ercole e ritorno, Pescherie della Rocca di Lugo, 2013; Direzione al-Iskandariyya, A.p.A.I. – Casa dell’Arte di Ravenna, 2013; Altrove, Galleria del Carbone di Ferrara, 2013; Asylum, Alma Mater Gallery di Sofia (Bulgaria), 2014. Blooming, Galleria Vibra di Ravenna, 2015, La Natura è un Tempio, Palazzo del Bargello di Gubbio, 2015; Meteore, Palazzo San Giacomo di Russi (Ra), 2015; Landscape stories, Palazzo Medosi Fracassati - Sala rosa di Budrio (Bo), 2015.

Critici, operatori e storici dell’arte che hanno scritto di lui:
Enzo Dall’Ara, Francesca Baboni, Bruno Bandini, Roberto Borghi, Beatrice Buscaroli, Lucia Boni, Fulvio Chimento, Tobia Donà, Viola Giacometti, Giulio Guberti, Luca Maggio, Denitza Nedkova, Aldo Savini, Serena Simoni, Claudio Spadoni, Marisa Zattini, Vladimiro Zocca.
Installazioni, Musica, Poesia e Teatro:
Nel 1998 è stato finalista alla quarta edizione del Festival di Poesia Internazionale di Genova . Nel 2009 ha ideato, insieme allo scrittore Domenico Settevendemie, la performance artistica dal titolo: Oriente/Interno,11 presso il MAR di Ravenna. Nel 2010 ha realizzato la scenografia per lo spettacolo Variazioni sull’angolo diedro (di Arevalos, Bottazzi, Settevendemie) per Ipercorpo Festival presso i Magazzini Interstock di Forlì. Nel 2011, in collaborazione con Valerio Fabbri, ha pubblicato, per La Carmelina Edizioni di Ferrara, il libro di poesia dal titolo Atlante Laterale (presentato in forma di spettacolo a Ravenna durante la rassegna O Musiva Musa con la partecipazione di Franco Costantini). Nel 2011 ha realizzato le scenografie per lo spettacolo musicale del pianista Matteo Ramon Arevalos (testo di Domenico Settevendemie), dal titolo CaFFFè Promenade per il Teatro Mouffetard di Parigi. Nel 2013 ha realizzato l’installazione pittorica per il concerto Sérimpie per Piano (M. Arevalos) e Ondes Martenot (B. Perrault) tenutosi al Temple Neuf di Strasburgo (cd prodotto da ReR Megacorp). Ha collaborato artisticamente allo spettacolo, Papaveri al vento, di Cetty Muscolino presso il Museo Nazionale di Ravenna (2013). Ha collaborato, con le proprie installazioni pittoriche, a vari spettacoli del poeta Nevio Spadoni, tra cui Fiat Lux





in esposizione 
19- 20 dicembre
 vicolo bolognetti